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Partenza

Oggi abbiamo avuto il passaporto vistato di Samuèl Fiani Debolini, con il permesso di ingresso permanente in Italia, siamo andati subito in AirEuropa e abbiamo cambiato il volo; domani mattina alle 11:15 voliamo via da Lima per atterrare a Roma giovedì mattina alle 9:30.

In questo momento mi sento profondamente stordita, non mi aspettavo di riuscire a partire prima di quello che avevamo fissato, sto girando per casa cercando di incastrare tutto nelle valigie, con Maria Pilar felice che facciamo un giorno di pausa dai compiti, Samuèl che sente il nervosismo del momento e si agita un po’, Filippo che fa le ultime commissioni prima di partire.

Mi sembra di non essere riuscita a fare un sacco di cose, non ho avuto tempo di fare una passeggiata all’olivares, non sono riuscita ad andare da Wong in ovalo Gutierrez a salutare il pianista, non ho fatto un numero sufficiente di colazioni da Starbucks con quei litri di caffè e i dolcetti superindustriali, non sono riuscita a mangiare da KFC (per la gioia di mio marito!), sono stata troppo presa dai compiti che in quanto a tempo me ne hanno risucchiato davvero tanto e tutto il rimanente l’ho occupato a spupazzarmi il pargolo che aveva tutto il diritto di giocare con babbo, mamma e sorella senza tanti altri impegni nel mezzo.

In realtà, ovviamente, se ci penso bene, siamo stati benissimo; ci siamo potuti concedere diversi momenti di svago “turistico” e il tempo ai giardini e giochi vari è stato fondamentale per i neo-fratelli, per conoscersi e “misurarsi” a vicenda.

Adesso non ci resta che salutare questa città e il suo oceano, il suo clima così strano con questo cielo sempre coperto e la garua che passa sopra i grattacieli, l’umidità che bagna i vestiti anche se sono dentro l’armadio, il rumore assordante delle strade, le bancarelle alle quali ci siamo tanto affezionati e i taxi con i quali abbiamo fatto esperienze mitiche.

Il pensiero va a quando potremo tornare, con i figli grandi, per raccontare loro della Terra dove sono nati e della quale portano dentro dei segni indelebili … e a quando, finalmente, mio marito potrà andare a Machu Picchu senza che sua moglie gli rovini i piani!!!

Adesso un po’ di ringraziamenti: a Filippo, Maria Pilar, Jo, Chiara, Silvia e Maria Alejandra, babbi e mamme, nonna, amici, GRAZIE!

Partenza

Conosciamo meglio il protagonista

Visto che pare che presto avrete a che fare con il protagonista di questa bella storia, cerchiamo di presentarvelo un po’ meglio, eccovi qualche dettaglio sul soggetto  che abbiamo la grazia di chiamare nostro figlio.

 – prima di tutto il ragazzo è un pochino sotto la sua altezza forma, diciamo che mancano circa 5/6cm all’altezza ideale per l’età, in compenso il peso c’è tutto, ma questo avete avuto modo di apprezzarlo con le foto del mare (altri dicono semplicemente che è di gambe corte);

-usa ancora il pannolone per problemi legati all’arrivo improvviso di mamma e babbo (certa gente non ha neanche la buona educazione di fare una telefonata prima!), in realtà lo aveva smesso, ma questa serie di novità lo hanno scombussolato un po’, in realtà stiamo recuperando, oggi per esempio ha chiesto di andare in bagno per la cacca ed è rimasto  molto soddisfatto di quanto ha lasciato nel water;

– non ama che gli si dica di NO, normalmente reagisce urlando, e visto che ha capito che ci irrita quando urla, adesso lo fa mettendoci il suo massimo impegno, specialmente se questo interrompe uno dei suoi giochi preferiti;

– ama la musica, cantare e ballare, lo fa appena sente un motivetto, anche se è seduto nel passeggino o sdraiato sul letto, muove la testa, tiene il tempo con il piede, gli piacciono tantissimo le filastrocche e tutto quello che assomigli ad una cantilena, quindi vai con le canzoncine dello zecchino, le bans dei campeggi e tutto quello che vi venga in mente, in questo momento nella hit parade ci sono: la galina turuleca, la vaca lechera, cavallino arrì arrò e staccia buratta, senza di quelli non si va a letto;

– di tutti i giochi dei giardintetti preferisce l’altalena (meglio se azzurra), non scenderebbe mai, riesce a creare la fila dei bambini dopo di lui;

– il suo colore preferito è l’azzurro, vuole tutto azzurro: la maglina, i pantaloni, la macchinina, la cannuccia;

– molto spesso fa lo sbruffone, ma poi ha paura di un sacco di cose, specialmente degli animali, l’unico con cui aveva fato amicizia era Mister, il cane di Arequipa, dell’acqua poi non ne parliamo nemmeno;

– gli piace mangiare riso, carne, pasta, dolci, frutta, formaggio, uova, latte … insomma, per adesso una cosa alla quale abbia detto no grazie, non l’abbiamo trovata, è innamorato della chicha morada, quindi organizzatevi;

– il ragazzo non è particolarmente atletico, se trova da sedersi non aspetta neanche un momento, se lo si fa camminare più di 10 passi comincia subito a lamentare dolori agli arti, ginocchia e piedi sono subito affetti da chissà quale strana patologia invalidante, nona caso abbiamo comprato un passeggino;

– ha ancora difficoltà a capire ciò che è suo, ciò che è di un altro, ciò che è di tutti, per esempio questo concetto che la mamma è mia ma è anche di MaPi è un po’ difficile da digerire, ma anche il fatto che le scarpe siano “sue” in certi momenti gli sembra strano, e allora comincia a ripetere le stesse cose ad oltranza, questo è mio, questo è tuo, questo è di Maria Pilar, questo è di babbo… fino allo sfinimento;

-non vuole mai andare a dormire, né il pomeriggio, né la sera, quando si rende conto che è l’ora di avvicinarsi al letto va nel panico, comincia a piangere, e chiede di non andare a letto, allora ci vuole un po’ di pazienza, una dose doppia di carezze, qualche parolina dolce e si mette tranquillo, di lì e dormire passano sì e no 2 nanosecondi!

– è fondamentalmente un giocherellone, come ce lo ha presentato la prima volta la psicologa, ti riempie di faccine, espressioni buffe, versacci, tutto per attirare la tua attenzione e strapparti un sorriso, anche quando magari lo vorresti brontolare e non ti riesce perché ti scappa da ridere… insomma, è una vera faccia di bronzo!

Giornata al mare

Domenica scorsa alla Messa, abbiamo conosciuto un’altra famiglia adottiva, sono originari di Milano e hanno 3 figli venuti anche loro dalla montagna (Huaraz per la precisione); abbiamo fatto subito amicizia e insieme abbiamo pensato di noleggiare un taxi per passare una giornata al mare.

Sì perché qui a Lima siamo sull’oceano, ma di bagnarsi non se ne parla proprio, tra l’acqua fredda, la corrente troppo forte (almeno per gli standard del Tirreno tra Marina di Grosseto e Follonica) e la spiaggia fatta a ciottoli, questo è posto adatto solo ai surfisti.

Quindi taxi a noleggio per una giornata, amici, e via, verso playa Santa Maria, qualche decina di km a sud rispetto a Lima; una volta risolto il problema della spiaggia adatta però, ci siamo trovati a dover risolvere una serie di problemi del tipo: ho fame, mi scappa la cacca, la sabbia brucia, l’acqua è fredda, io qui non ci voglio stare! Più o meno questa è stata la sequenza di commenti che Samuèl ha fatto riguardo alla nostra “splendida” idea di passare una giornata al mare … tutto questo ovviamente mentre Maria chiedeva di fare il bagno, fare il bagno, fare il bagno.

L’altra famiglia invece ha passato la mattinata a rincorrere figli vari da una parte all’altra della spiaggia per i motivi più disparati.

Meno male che abbiamo cominciato a vedere sulla spiaggia un sacco di meduse (grosse e coloratissime) morte e quindi MaPi non ha più avuto tanta voglia di tuffarsi verso il largo, nel frattempo il nostro coraggiosissimo nostromo ha cominciato a prendere confidenza con la sabbia, è riuscito persino a togliersi i sandali e a stare a giocare un po’ con il secchiello (seduto, sul secchiello).

Dopo pranzo abbiamo cambiato spiaggia, san Bartòlo, più sassosa ma anche più riparata, Samuèl è riuscito a sedersi nel bagnasciuga per fare una buca con babbo, solo che poi un’onda birichina lo ha bagnato fino alla pancia, grossa tragedia, gelato di consolazione, ricca dormita in taxi fino a casa e grossa pizza per concludere una “bellissima giornata” (almeno Maria dice che è stata così!), i genitori hanno bisogno di un paio di giorni di vacanza per riprendersi da tutto questo riposo!

Un po’ di Samuèl

Niente di ché, solo un po’ di foto del niño e un paio di video da tenere … per essere odiati in futuro, quando capirà …

I mille volti del Perù

A noi possono sembrare buffi, talvolta dismorfici, ma sono l’anima di un paese che cresce e si sviluppa ad un ritmo cinque volte superiore al nostro. I peruviani sono un popolo che nasce multietnico, la sua storia non è costellata di guerre come quella europea (anche se a ben vedere con Cile ed Equador c’è sempre la scusa buona per guardarsi storto) e la sua capacità di sviluppo proviene da una autorità centrale che in spesso interviene e gestisce molti piccoli aspetti della vita quotidiana.
Ad esempio il numero di poliziotti sembra fuori misura, poi ci si rende conto che in realtà sembrano più custodi dei luoghi, che veri e propri “avvoltoi”, come a volte possono sembrare i nostri vigili urbani (ciao vigili  😉 ) .
Ogni categoria di lavoratore ci tiene ad avere un codice identificativo nell’abbigliamento e nel modo di svolgere il suo compito. Dai lustrascarpe (preziosissimi in luoghi polverosi come questo), agli addetti degli uffici pubblici, ai venditori di gelato tutti hanno una divisa. Impeccabile.
Nonostante, come ho detto, che sembri che ci sia un intervento pesante dello stato a qualunque livello di ogni attività, non mi è sembrato di individuare un assistenzialismo sfrenato e neppure mi è parso di vedere una ingerenza eccessiva.

Certo il Perù deve fare ancora molto, soprattutto a livello di welfare : la sanità pubblica lascia piuttosto a desiderare, la sicurezza sul lavoro è al livello dei nostri anni 60 e le infrastrutture per i trasporti … beh, menomale che c’è l’aereo.
Però sono cose sulle quali stanno lavorando, non dimentichiamoci che il Perù ha una supeficie che è 4 volte l’Italia e la metà della popolazione.
Inoltre tale popolazione è per metà nelle prime 5 città, il resto è sparso tra i deserti e la cordigliera delle Ande.
Con un sistema di collegamenti decisamente insufficiente, è ovvio che girandolo si incontrano tutte le realtà possibili.
Da quella dove ci ritroviamo a vivere, qui a Miraflores, nel centro ricco e moderno di Lima, fino alle situazione dei villaggi nella valle del Colca, esplorata solo nel secolo scorso, dove esistono tuttora sacche di analfabetismo.

Quello che promette bene è il fermento, è la libera iniziativa che viene premiata, qui si vedono cantieri ovunque, lavori in corso ad ogni angolo.
Da cinque anni fa a oggi ci sono zone del centro della città che non si riconoscono, grattacieli nati ovunque, centri commerciali, aree verdi, nuove strade e nuove ferrovie.
Mentre ad esempio il sistema dei trasporti pubblici è rimasto fermo al palo. Il caos del traffico è aumentato (anche grazie alla convinzione di ogni buon autista peruviano, secondo la quale, la precedenza ce l’ha LUI).
Non esiste , ancora, il concetto di trasporto metropolitano se non quello espresso dai piccoli padroncini che, in possesso di piccoli e grandi autobus, ogni giorno attraversano la città, fermandosi a richiesta (pochi millesimi di secondo) ovunque e gridando la loro destinazione da un finestrino.
Sono mezzi di trasporto dotati di “assistenza alla salita e alla discesa”, il che significa che, moneta alla mano, qualcuno ti tira dentro, se l’autista non ti schiaccia, e la stessa persona ti spinge fuori quando chiedi di scendere. Las combis … li chiamano.
La nostra referente qui in Perù ci ha dato il permesso di fare praticamente tutto, tranne cercare di prendere uno di quelli 😀

Il Perù ha mille volti, quelli dei deserti, quelli delle città, quelli dei giovani e quelli degli anziani, in ognuno però, e vi giuro che non li ho selezionati, ho potuto leggere tante cose, ma non sconforto o rassegnazione, piuttosto determinazione e fierezza.

Turismo ad Arequipa – Parte seconda

Consapevoli del fatto che sarebbe stata una bella prova per tutti, compreso il nuovo membro della nostra famiglia, abbiamo comunque deciso di fare un po’ di turismo impegnativo : visitare la valle ed il canyon del Colca.

Questa meraviglia della natura si trova a circa 300 chilometri da Arequipa, una distanza tutto sommato abbordabile, se non fosse che in questa distanza, i dislivelli di altitudine sono notevoli : si parte dai 2.300 di Arequipa, per salire ai 4.910 del Patapampa, per poi tornare ai 3.600 di Chivay ed infine, stazionare più o meno intorno ai 4.000 durante la visita al canyon, cercando di avvistare i condor.

Il tour minimo accettabile con dei bambini è quello di due giorni e comunque, il secondo giorno, per vedere i condor che planano alla mattina, è necessario alzarsi alle 5.

Il viaggio è un’affascinante traversata di un deserto montano, con un panorama frastagliato dalla cordigliera delle Ande. La strada è una sola, un serpente che si snoda per le valli e i valichi. Ogni tanto ci sono dei punti di ristoro, tipo rifugio, nei quali è possibile comprare i soliti souvenir peruviani e bere infusi rigeneranti, come quello di foglie di coca.

E’ incredibile come la sensazione di bruciore del sole sulla pelle svanisca e venga sostituita dal freddo pungente, nel momento in cui ci poniamo all’ombra.

A Chivay abbiamo alloggiato in un hotel senza alcuna pretesa, la camera era minuscola e il bagno era un francobollo, ma per una notte (tra l’altro di poche ore di sonno) era più che sufficiente, inoltre la “pro loco” ci ha intrattenuto durante la cena con canti e balli tipici che sono stati particolarmente graditi anche da Samuèl.

Il Colca è immenso, in una così stretta area si concretizzano numeri e dimensioni di difficile concezione per noi. Abituati al nostro Pratomagno, essere a 4.000, guardare in basso a 2.000 e vedere davanti una vetta di più di 6.000, con queste verticali scoscese … lascia senza parole.

Come il silenzio con cui il condor ti passa letteralmente accanto. Un soffio. Un leggero movimento della coda ed eccolo planare verso di te, per poi tornare a girare lungo la valle, in cerca di cibo. Non sbatte quasi mai le ali, conosce le correnti e le sfrutta.

La straordinaria varietà di piante che cresce a queste altitudini è pari solo alla straordinaria fauna che la popola, ci sono uccelli, insetti, lama, alpaca … dove da noi ci sarebbe solo neve e sasso, qui c’è la vita.

Il viaggio di ritorno è stato breve, ma tornare nel deserto, sentirne ancora il silenzio e vederne gli immensi spazi è stato ancora più emozionante perché stavolta non eravamo sconosciuti, stavolta non mi sono fatto prendere dallo spavento né sono rimasto sgomento della sua vastità. Stavolta ci ho parlato. E gli ho detto che ci sarei tornato.

P.S. Ai nostri carissimi amici che oggi si sposano, a Bea e Tono. Trovate il tempo per fare un bellissimo viaggio di nozze, trovate il tempo per venire in Perù. Intanto vi facciamo i nostri più calorosi auguri di una lunga vita insieme felice e serena. Vi vogliamo bene.
Evviva gli sposi!

Giro di boa

Dopo la bella gita al canyon del Colca, che ci ha permesso di distrarci un po’ e vedere una parte affascinante del Perù abbiamo passato due giornate molto concitate.
Ieri eravamo ancora ad Arequipa, avevamo l’appuntamento all’ufficio di stato civile della municipalità di Alto Selva Alegre per fare il nuovo atto di nascita di Samuèl, ma per arrivare a mettere quella firma e relativa impronta digitale (tanto serve per riconoscere un figlio) la nostra referente ha dovuto fare diversi viaggi per la città e questo mi ha dato il tempo di sfruttare al massimo “lavadora” e “secadora” della nostra casa e stipare i bagagli per il viaggio.

Il momento del suo nuovo atto di nascita Samuèl se l’è dormito alla grande visto che era l’ora della siesta, così me lo sono cullato per tutto il tempo che siamo rimasti nell’ufficio, con gli occhi di tutte le impiegate puntati addosso, la psicologa visibilmente commossa, Maria sempre più appiccicosa nei miei confronti, Filippo con lo sguardo perso e Alejandra che gestiva tutte le scartoffie.

Questo momento di emozione è durato tutto sommato pochi istanti, perché poi di nuovo in taxi, un altro ufficio, altre firme, poi di corsa a casa, stipare le valigie ancora di più, partire per l’aeroporto (con due taxi!!!), e via… si torna a Lima…

Primo viaggio in aereo di Samuèl, ad un primo momento di grossa agitazione quano siamo saliti in aereo, è seguito la fase di sonno profondo. Ha dormito quasi tutto il tempo, bravo bambino, fai le prove per il transoceanico che è meglio!

noi

Adesso siamo a Lima, siamo a metà del nostro viaggio? Lo spero proprio, anzi vorrei che fosse anche di più, intanto oggi non abbiamo potuto fare quello che pensavamo perché la persona che doveva firmare il nostro documento non era in ufficio, ci andremo lunedì.

Quindi per adesso cerchiamo di acclimatarci di nuovo all’umido di questa città, Arequipa già mi manca, stamani questo cielo grigio-biancastro, il sole che è arrivato solo a metà pomeriggio, il rumore assordante della strada che arriva fino al sesto piano del nostro appartamento, niente all’orizzonte … no, direi che niente mi aiuta ad avere voglia di restare qui … non ci resta che accelerare il più possibile le pratiche!!! (Forza Alejandra!!!)

fuori

P.S.: Siamo pure senza ADSL (l’unica cosa che riesce a raggiungerci anche in questo momento di “silenzio radio” sono i compiti di Maria Pilar, grrrr), dice che il tecnico sta arrivando, però ha l’orologio peruviano, quindi speriamo che arrivi prima di domani!

P.P.S.: In compenso, nell’appartamento dove siamo (immenso) abbiamo ritrovato un vecchio amico che ci è tanto, tanto mancato … curiosi di sapere chi è?

Luce e polvere

Arequipa, in lingua quechua ha più di un significato : mi fermo qui, al di là della vetta, città guerriera … ma oggi è meglio conosciuta come La Ciudad Blanca. Questo nome deriva dal tipo di materiale storicamente usato dai conquistadores per edificare tutte le strutture più importanti e di conseguenza, tutto l’attuale centro storico della città.
Ma aldilà di wikipedia, Arequipa, ci lascia come ricordo la sensazione di luce accompagnata dalla polvere che invade e pervade, come la luce, ogni cosa.
In questa stagione, antecedente di quasi un mese al trimestre piovoso, il cielo è raramente velato. Il più delle volte l’azzurro del cielo è così intenso da scambiarlo per un cielo nuvoloso. Non fosse per il sole tropicale che ti mette l’ombra della testa sotto i piedi.
La luce è intensissima e quando si rifrange nelle pietre bianche, pietre vulcaniche sottratte ad un sonnacchioso El Misti,  diventa abbagliante.
Il vento teso, sempre, da qualunque direzione spiri, porta invece con se la polvere dei deserti che circondano la città. Che siano venti provenienti dall’oceano o da uno dei tre vulcani che la sovrastano, Arequipa si sveglia, lavora, mangia e dorme sotto una coltre di polvere.
La polvere entra ovunque, nelle cucine, nel naso, negli occhi, negli armadi. La polvere è una costante della notra vita, la tocchi, la respiri, la mastichi … questa luce polverosa, o polvere luminosa, ci è entrata dentro, nell’anima.
E’ incredibile come l’adottare un bambino di un posto lontano e così diverso dai nostri luoghi (intesi come modi di vivere), in qualche modo faccia sì che tu ti ritrovi adottato dai luoghi stessi.
Certo, dire che adesso siamo diventato arequpegni magari suona esagerato (non saremmo mai in grado di guidare come loro), eppure sentiamo che ci mancherà la polvere su ogni cosa come ci mancherà la luce insistente dalle finestre già alle cinque del mattino.
Sapere che domani potrebbe essere il nostro ultimo risveglio qui, ci ha messo un po’ di tristezza addosso. Avremmo avuto da fare altre decine di cose … ma per quante ne avessimo fatte sono sicuro che ce ne saremmo inventate altre.
Sentiamo che lasciamo in qualche modo una delle nostre case, una parte di noi si è integrata nello stesso modo in cui Samuèl è diventato parte di noi.
Comunque adesso inizia la fase di rientro del viaggio, partire è un po’ morire, ma è, soprattutto, ritornare.

 

Samuèl ieri&oggi

Grazie alla nostra amica Annie Sparkes, una gentile signora di Bristol che fa la volontaria alla casa Luz de Alba; grazie a Betty la psicologa del ministero e grazie alla direzione della casa stessa, siamo riusciti a racimolare decine di foto e video di Samuèl, fatte dagli operatori che nel tempo hanno avuto a che fare con lui.

Erano tante e molto emozionanti da vedere, per questo ce le siamo coccolate un po’ noi, prima di rendervi partecipi. Il primo video mostra un baby Samuèl nel periodo tra uno e due anni.

Questo invece mostra un Samuèl già più grandicello, fino all’incontro con noi  🙂

Buona visione a tutti!

Juanita

La settimana scorsa, quando abbiamo fatto un giro turistico per la città, credevamo di essere stati nel museo archeologico che ospita Juanita, la mummia di una bambina sacrificata sul vulcano Ampato circa 550 anni fa e rimasta intatta grazie al ghiaccio.

In realtà ci siamo accorti di aver visitato il museo “tarocco”, che ospita altre mummie ed è, diciamo, a conduzione familiare! Suoni il campanello, il guardiano ti fa entrare, fai un giro, lasci l’offerta, esci, arrivederci e grazie!

Oggi, leggendo la guida per la gita al Colca Canyon che faremo domani e dopodomani, mi sono accorta del disguido e allora abbiamo preso un taxi e siamo tornati in centro a vedere il “vero” museo archeologico di Arequipa, il museo Santury.

Tutta la storia intorno a questi sacrifici umani è straordinaria, partivano da Cusco circa 2000 persone, camminando per quasi 600km (sulle Ande) fino alla vetta del vulcano Ampato (altitudine 6310m s.l.m.) e una volta sacrificavano bambini e bambine (anche 5 alla volta) per placare l’ira del vulcano Sabancaya che gli sta di fronte.

Pensare al viaggio mi ha fatto venire i brividi, la fatica di respirare, il freddo, la fame; Pensare che questi adolescienti, quasi adulti per la cultura inca, erano sempre consapevoli del loro destino è terribile. Quando poi  abbiamo visto Juanita (conservata in un sepolcro a -20°C come si era conservata nel ghiacciaio fino all’eruzione del Sabancaya del 1995 che lo ha sciolto e ne ha permesso il ritrovamento assieme a quello di altri bambini) allora sì che mi si è gelato il sangue. I suoi tratti perfettamente riconoscibili e così somiglianti a Maria Pilar mi hanno veramente colpito.

La cosa più bella di tutta la visita però è quello che è scritto nel foglietto di spiegazione che viene consegnato all’ingresso, guardatevi il museo, i monili, i manufatti, ma quando state davanti a Juanita ricordatevi che è una persona, una bambina …

… però siamo “dentro”

La nostra puzzolina MaPi sente la mancanza della sorellona Jo, dei nonni, degli zii e dei cuginetti, per questo ha scritto che la nostra famiglia fa festa ma la fa “DENTRO”. Abbiamo capito che il suo dentro significa distante, separatamente. ♥♥♥

Facciamo Festa

Sabato al parco

E’ passata un’altra settimana; durante i giorni scorsi abbiamo tentato di fare una vita normale, alternandoci tra i compiti di Maria Pilar (che non sempre filano lisci), il mal di pancino di Samuèl (che non si sa perché arriva sempre nei momenti meno opportuni), la faccende di casa e le visite della psicologa. Stiamo aspettando che arrivi la sentenza di adozione così da poter fare il nuovo atto di nascita, ma la settimana di ambientazione finisce oggi, quindi ci vorranno ancora un po’ di giorni.

Abbiamo avuto tempo di fare qualche piccola escursione, anche se continuiamo a non capire gli orari di apertura dei parchi arequipeñi … sì perché domenica scorsa abbiamo trovato chiuso il parco di ponte Grau, ieri mattina siamo andati al parco di Selva Alegre (enorme e bellissimo, con tanta ombra e giochi per bambini), ma alle 11 era chiuso per manutenzione e i giardinieri ci hanno detto di tornare oggi … noi siamo rimasti un po’ perplessi ma non ci siamo persi d’animo, abbiamo cambiato destinazione: El molino de Sabandia.

Oggi pomeriggio invece, dopo un bel pisolino e relativa merendina, abbiamo preso un taxi (è un’esperienza che raccomando a tutti! una volta nella vita si devono provare questi brividi, per 5S/., circa 1,25€, vi fate scarrozzare da un quartiere all’altro della città, meglio che le giostre del perdono) e siamo tornati al parco di Selva Alegre.

Qui merita inserire un inciso circa la contrattazione con i tassisti; siccome è evidente che siamo stranieri loro tendono a sparare alto (la solita corsa con o senza psicologa peruviana che chiede il prezzo, l’abbiamo pagata il doppio); l’esempio più eclatante è stato proprio per andare al mulino ieri quando il primo tassista ci ha chiesto 45S/. e ci era sembrato caro, il secondo ce ne ha chiesti 25S/. ed abbiamo accettato (convinti di aver fatto un ottimo affare); mentre eravamo in macchina lui ha parlato con un collega che gli ha detto che ne doveva chiedere almeno 20S/. La cosa esilarante è stata il ritorno su un “tico” scarrettatissimo (vale davvero la pena vedere qui il tico tipico), incastrati come non mai, con Samuel e Maria Pilar che non ne volevano sapere di stare fermi… ma abbiamo speso solo 15S/. !!! La contrattazione è tutto!!!

Ci volevano proprio un paio d’ore rilassanti, per tutti, anche perché così Maria e Samuèl hanno potuto giocare insieme all’aperto, e anche i genitori hanno potuto spaparanzarsi su una panchina e godersi i pargoli mangiando un “buon” gelatino.

Le virgolette all’aggettivo del gelato sono d’obbligo perché qui proprio non hanno idea di come si possa preparare una qualsiasi cosa dal gusto dolce … dai pasticcini, alle torte, al gelato … una cosa che non si può descrivere! Meno male che domani è domenica e andremo a Messa, e la cosa bella della nostra parrocchia arequipeña (S.Michele Arcangelo in Cayma) è che fuori della chiesa si assiepano tutta una serie di bancarelle che friggono l’impossibile: papas, camote, churros … e noi assaggiamo tutto!!! Domenica scorsa non avevamo la macchina fotografica, ma domani la porteremo e documenteremo la ricca colazione post-omelia ( … e ci vole attro che le patatine fritte per reggere quell’omelia infinita … in castigliano!!!)

Buona Domenica a tutti, buona festa di Cristo Re dell’Universo.

Il Perù e le donne

Parliamoci chiaro, non siamo nel paese di Bengodi. Il Perù, oltre a tutte le sue problematiche di arretratezza economica, ne ha molte altre a livello sociale. Se usciamo di pochi chilometri dai grandi centri urbani e dalle zone di massimo interesse turistico, troviamo condizioni altamente critiche che hanno bisogno di massicci interventi a livello governativo.
Stasera vorrei solo soffermarmi su un aspetto particolare, sul quale il governo peruviano è estremamente sensibile : la condizione della donna.

Nascere donna in Perù, in epoca Inca, significava godere di pari diritti e, in alcuni ambiti, godere di privilegi che agli uomini non erano riservati. La capacità femminile legata alla procreazione, faceva venerare la donna come veniva venerata la madre terra.

In tempi più recenti, ovviamente a causa dell’arrivo degli europei e con la conseguente distruzione della cultura indigena, la situazione è notevolmente mutata. Successivamente, il Perù, sembra sia rimasto un po’ più al palo rispetto al resto del mondo a cui era commercialmente legato (un po’ come tutto il Sudamerica, che è stato notevolmente sfruttato da Europa e Stati Uniti e pagato miseramente).

Una vignetta comune in questo paese, ritrae il popolo peruviano come uno straccione seduto su un trono regale e con ai piedi inimmaginabili ricchezze, delle quali ovviamente non dispone.

Il governo ha avuto così tanto a cuore la questione della donna che, fino a qualche anno fa aveva addirittura un Ministero dedicato allo sviluppo sociale di essa. Il Ministero de la mujer y desarrollo social (MIMDES) si occupava di promuovere campagne di sensibilizzazione alla dignità della donna ed al suo sostentamento nelle condizioni di estrema indigenza (che qui, quando ci sono, sono davvero, davvero, davvero estreme)

Oggi questo Ministero ha solo cambiato nome, si chiama più genericamente Ministero de la mujer y poblaciones vulnerables, ma si occupa sempre della protezione e dello sviluppo di quel 50% della popolazione peruviana composto da donne.

Infatti, tanto per dare due o tre numeri rigorosamente presi da internet, negli ultimi anni, fuori dai grandi centri, l’analfabetizzazione delle donne è stata rilevata come tripla rispetto a quella dell’uomo (18% a 6%); si sono verificate 8 violenze l’ora sulle donne e 2 di queste violenze erano di natura sessuale …

E’ evidente che stiamo parlando di una cultura machista che il popolo peruviano deve trovare il modo di stroncare.

Qui ad Arequipa, le amministrazioni locali, sembrano aver trovato un buon modo per risolvere il problema : vuoi rendere la dignità e mettere al sicuro dalle violenze una donna? Bene, dagli una pistola e mettila dirigere il traffico! Vedrai che el macho ci pensa due volte prima di mettersi contro una di queste affascinanti Chips

Anche se il traffico in realtà … non è che ne abbia giovato molto … ma non si può avere tutto dalla vita no?!

Prove generali di famiglia

Dopo le forti emozioni delle visite e uscite dall’orfanotrofio, dopo la festa travolgente da più punti di vista, finalmente Samuel è arrivato a casa nostra.

I primi giorni di vita familiare sono stati assolutamente normali e assolutamente straordinari allo stesso tempo: piccole gelosie di Maria Pilar, smarrimenti di Samuel che un po’ sta faticando ad abituarsi ai nuovi ritmi di vita, i compiti di Maria che sono sempre un capitolo poco spassoso della giornata, noi genitori che cerchiamo di dividerci tra questi sermannoli (n.d.r. vandali) che gareggiano per attirare la nostra attenzione… ho detto qualcosa di inaspettato? Non credo proprio!

Quindi le nostre giornate fino ad ora sono state un tranquillo tran-tran durante le quali abbiamo cercato di inserire qualche uscita turistica, rimbalzando il più delle volte su cancelli chiusi! (chiuso il parco giochi, chiuso il museo archeologico)

Una sorpresa ci è stata fatta dai volontari dell’orfanotrofio che ci hanno regalato foto di Samuel quando era più piccolo, adesso finalmente possiamo condividere con tutti voi un po’ di queste immagini:



Domani e dopodomani ci aspettano le visite della psicologa, i lavori, per adesso, procedono secondo il calendario che ci avevano indicato.

Adesso i miei eutrofici figli mi richiamano all’ordine… hanno FAME! Mangiano da soli, ma ancora non cucinano da soli… che dire… tutti il loro babbo!!!

Baci&Abbracci

Giovedì mattina ci siamo alzati e con il primo sguardo, io e Laura, ci siamo intesi subito : sarebbe stata una dura giornata, l’ultima senza Samuél, a causa dell’impegno pomeridiano che ci era stato programmato dall’ufficio adozioni.
Abbiamo passato la mattina insieme a nostro figlio, come nei giorni precedenti, e nel pomeriggio siamo andati a fare degli acquisti speciali :

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Tutto questo ben di Dio era necessario per fare una festa … in orfanotrofio.

Quando me lo dissero, già martedì mattina, io rimasi così scioccato da dimenticarmi di comunicarlo subito a Laura. Glielo dissi mercoledì sera e il suo sguardo attonito mi confermò quello che era stato il mio primo pensiero – “Ma stiamo scherzando? Ma vogliamo davvero andare a sbattere in faccia ai bimbi che restano lì, il fatto che Samuèl ha trovato una famiglia?” – mi risuonavano in testa le nenie crudeli dell’infanzia – “Beeene, io ho un babbo e una mamma … e te noooo!”.
Ma non era una cosa che potevamo scegliere. Ci si formava un nodo in gola al pensiero di entrare in quelle stanze a sbandierare una gioia che sentivamo diventare una cosa di cui vergognarsi di fronte a loro.

Non voglio essere esoso, vi voglio solo raccontare i nostri sentimenti e come essi, più tardi, si sono rivelati sostanzialmente sbagliati.

Sono molte le differenza tra questo hogar e  quello dove siamo stati a conoscere Maria. La prima differenza sta nel fatto che questo è privato, gestito da un’associazione internazionale di volontari, mentre quello di Maria era statale. Questa differenza fa sì che la raccolta dei fondi sia difficoltosa e totalmente in mano agli operatori, mentre quello statale era ovviamente totalmente finanziato.
Per lo stesso motivo la gestione interna segue protocolli completamente diversi : nel caso di Maria, noi passammo quattro giorni all’interno della struttura, tornando a casa solo per dormire, mentre nel caso di Samuèl, già dal primo giorno siamo usciti con lui portandolo dove volevamo. Sempre sotto un certo controllo delle autorità, è chiaro, ma liberi di portarlo anche a casa nostra, a patto che la sera lo riportassimo all’hogar .

In questo hogar, quando un bambino trova una famiglia, si fa festa. Poco importa che a noi ci si materializzi in mente l’immagine delle cerimonie di consegna che avvengono in Vietnam, tra madri biologiche e madri adottive (non ci credete? leggete qui un link a caso).
Loro festeggiano, festeggiano la speranza che c’è sempre e per tutti. Festeggiano la tenacia e la voglia di essere felici. Festeggiano l’essere vivi e in quanto tali, capaci e desiderosi di essere allegri.

E allora se il motivo è questo, se deve essere una festa di speranza più che una festa di addio, che festa sia!

Di certo c’è una cosa : anche stavolta abbiamo toccato con mano la bontà del cuore umano, la disponibilità al servizio gratuito da parte di giovani di tutto il mondo.
Una bontà d’animo non riconducibile a nessun credo o religione particolari, ma semplicemente presente nell’uomo in quanto creatura capace di amare.
I volontari e gli operatori, giovani e meno giovani (peruviani, inglesi, neozelandesi) hanno reso il momento della festa non solo sopportabile, ma addirittura bello, ed è qui che ci siamo resi conto che sbagliavamo a pensar male di questo evento.
Nonostante si possa essere visto, per un attimo, un velo di tristezza sul volto degli ospiti un po’ più grandicelli, è evidente che la struttura è ben gestita e ai bambini gli si vuole davvero davvero bene.
Grazie quindi a questi angeli dell’hogar che hanno accudito anche nostro figlio nei mesi scorsi :

Per un grazie ancora più concreto e sostanziale vi invito a visitare i siti legati all’organizzazione Traveller Not Tourist e a fare loro una donazione qui  (tra poco è Natale …)
Inoltre potete seguire su Facebook il gruppo Pachawawas – Children of the Earth e se magari c’è qualche giovane che ha voglia di girare il mondo facendo allo stesso tempo qualcosa di utile … beh magari si potrà trovare un giorno ad accudire un altro “Samuèl”

Infine, se volete dare qualcosa all’hogar dove è stato accudito Samuèl e dove ancora vengono accuditi tutti quei facciotti che avete visto nelle foto, potete fare una donazione sul conto peruviano della ScotiaBank intestato alla :

CASA HOGAR LUZ DE ALBA – AREQUIPA

SWIFT code : BSUDPEPLXXX
SWIFT code (8 characters) : BSUDPEPL
Branch code : XXX
Account : 700-7659543