Archivi tag: Lima

Partenza

Oggi abbiamo avuto il passaporto vistato di Samuèl Fiani Debolini, con il permesso di ingresso permanente in Italia, siamo andati subito in AirEuropa e abbiamo cambiato il volo; domani mattina alle 11:15 voliamo via da Lima per atterrare a Roma giovedì mattina alle 9:30.

In questo momento mi sento profondamente stordita, non mi aspettavo di riuscire a partire prima di quello che avevamo fissato, sto girando per casa cercando di incastrare tutto nelle valigie, con Maria Pilar felice che facciamo un giorno di pausa dai compiti, Samuèl che sente il nervosismo del momento e si agita un po’, Filippo che fa le ultime commissioni prima di partire.

Mi sembra di non essere riuscita a fare un sacco di cose, non ho avuto tempo di fare una passeggiata all’olivares, non sono riuscita ad andare da Wong in ovalo Gutierrez a salutare il pianista, non ho fatto un numero sufficiente di colazioni da Starbucks con quei litri di caffè e i dolcetti superindustriali, non sono riuscita a mangiare da KFC (per la gioia di mio marito!), sono stata troppo presa dai compiti che in quanto a tempo me ne hanno risucchiato davvero tanto e tutto il rimanente l’ho occupato a spupazzarmi il pargolo che aveva tutto il diritto di giocare con babbo, mamma e sorella senza tanti altri impegni nel mezzo.

In realtà, ovviamente, se ci penso bene, siamo stati benissimo; ci siamo potuti concedere diversi momenti di svago “turistico” e il tempo ai giardini e giochi vari è stato fondamentale per i neo-fratelli, per conoscersi e “misurarsi” a vicenda.

Adesso non ci resta che salutare questa città e il suo oceano, il suo clima così strano con questo cielo sempre coperto e la garua che passa sopra i grattacieli, l’umidità che bagna i vestiti anche se sono dentro l’armadio, il rumore assordante delle strade, le bancarelle alle quali ci siamo tanto affezionati e i taxi con i quali abbiamo fatto esperienze mitiche.

Il pensiero va a quando potremo tornare, con i figli grandi, per raccontare loro della Terra dove sono nati e della quale portano dentro dei segni indelebili … e a quando, finalmente, mio marito potrà andare a Machu Picchu senza che sua moglie gli rovini i piani!!!

Adesso un po’ di ringraziamenti: a Filippo, Maria Pilar, Jo, Chiara, Silvia e Maria Alejandra, babbi e mamme, nonna, amici, GRAZIE!

Partenza

Una notte al ChocoMuseo

Spulciando tra le varie cose suggerite da Tripadvisor abbiamo scoperto che a tre passi da casa nostra c’è il ChocoMuseo!!! Sarebbe un bar, neanche tanto grande, che però ti permette di fare un piccolo viaggio nel mondo della cioccolata, raccontandone la storia, la cultura, il modo di coltivarla e di lavorarla.

ChocoMuseo - la via del cioccolato
ChocoMuseo – la via del cioccolato

I gentilissimi e simpatici ragazzi che ci lavorano ti accolgono con una tazza di the fatto con le bucce delle bacche tostate, introducendoti a partire dai sensi del gusto e dell’olfatto, al percorso che trasforma le bacche della pianta del cacao in quei buonissimi bocconcini aromatizzati alle cose più strane, dalla cannella al ginger.

Inoltre è possibile, ad una modica cifra, fare una divertentissima esperienza che è quella di crearsi da soli i cioccolatini, chiaramente partendo dalla cioccolata fusa già pronta. Però bisogna ammettere che ci abbiamo preso gusto e ci siamo divertiti … prima, durante e … dopo  😀

 

 

Giornata al mare

Domenica scorsa alla Messa, abbiamo conosciuto un’altra famiglia adottiva, sono originari di Milano e hanno 3 figli venuti anche loro dalla montagna (Huaraz per la precisione); abbiamo fatto subito amicizia e insieme abbiamo pensato di noleggiare un taxi per passare una giornata al mare.

Sì perché qui a Lima siamo sull’oceano, ma di bagnarsi non se ne parla proprio, tra l’acqua fredda, la corrente troppo forte (almeno per gli standard del Tirreno tra Marina di Grosseto e Follonica) e la spiaggia fatta a ciottoli, questo è posto adatto solo ai surfisti.

Quindi taxi a noleggio per una giornata, amici, e via, verso playa Santa Maria, qualche decina di km a sud rispetto a Lima; una volta risolto il problema della spiaggia adatta però, ci siamo trovati a dover risolvere una serie di problemi del tipo: ho fame, mi scappa la cacca, la sabbia brucia, l’acqua è fredda, io qui non ci voglio stare! Più o meno questa è stata la sequenza di commenti che Samuèl ha fatto riguardo alla nostra “splendida” idea di passare una giornata al mare … tutto questo ovviamente mentre Maria chiedeva di fare il bagno, fare il bagno, fare il bagno.

L’altra famiglia invece ha passato la mattinata a rincorrere figli vari da una parte all’altra della spiaggia per i motivi più disparati.

Meno male che abbiamo cominciato a vedere sulla spiaggia un sacco di meduse (grosse e coloratissime) morte e quindi MaPi non ha più avuto tanta voglia di tuffarsi verso il largo, nel frattempo il nostro coraggiosissimo nostromo ha cominciato a prendere confidenza con la sabbia, è riuscito persino a togliersi i sandali e a stare a giocare un po’ con il secchiello (seduto, sul secchiello).

Dopo pranzo abbiamo cambiato spiaggia, san Bartòlo, più sassosa ma anche più riparata, Samuèl è riuscito a sedersi nel bagnasciuga per fare una buca con babbo, solo che poi un’onda birichina lo ha bagnato fino alla pancia, grossa tragedia, gelato di consolazione, ricca dormita in taxi fino a casa e grossa pizza per concludere una “bellissima giornata” (almeno Maria dice che è stata così!), i genitori hanno bisogno di un paio di giorni di vacanza per riprendersi da tutto questo riposo!

Paure

Affrontando un viaggio di questo tipo le paure che si incontrano sono tante: dalla banale apprensione riguardo a documenti e borselli, ho perso il conto di quante volte ho controllato di avere i passaporti in borsa specialmente i primi giorni, a cose ben più serie, tipo la paura di un rifiuto da parte di Samuèl o di altri problemi affinché l’adozione andasse a buon fine.

Ma le paure che abbiamo provato, a stiamo provando noi in qualche momento, passano subito in secondo piano quando ti rendi conto che tuo figlio (o tua figlia) stanno provando paura, lo leggi nei loro occhi, leggermente aperti più del normale, fissi verso qualcosa che non capisci, mentre cercano la tua mano per essere rassicurati.

Le paure di Maria Pilar sono semplici da interpretare, sono ovviamente legate al fatto che non è più sempre al centro dell’attenzione, ha bisogno di essere confermata nel suo ruolo e potendo parlare con lei tutto diventa più semplice da capire e spiegare; anche se non sempre la reazione è immediata.

Con Samuèl tutto si complica, talvolta manifesta sentimenti di timore in momenti del tutto illogici (per noi), ma che per lui sono legati a precedenti abitudini o situazioni passate che noi non siamo in grado di interpretare e allora lo devi soltanto coccolare sperando che passi o tentare di distrarlo con un gioco in modo che si rassereni. Queste situazioni sono tutto sommato rare, ma quando sopraggiunge la stanchezza o la malinconia nei confronti di qualcosa della sua vita passata che lo rendeva felice, tipo i momenti di balli e canti con i suoi amici, allora ha bisogno di un abbraccio forte e di un po’ finta lotta, d’altronde sempre masculo è! Quando vuole fare la lotta e ti guarda fisso negli occhi mentre ti fa una serie di boccacce sembra proprio ti voglia dire: ma dov’eri te fino a ora?!

Paure

Comunque, la paura più grande di tutto questo mese, sicuramente l’abbiamo provata stasera io e Filippo, quando dopo un nanosecondo di distrazione ci siamo resi conto che Samuèl era sceso dal passeggino e stava cominciando a piroettare (nel vero senso della parola) verso la strada (trafficatissima dei soliti combis, taxi e quant’altro nell’ora di punta) e  ci si è gelato il sangue mentre chiamava la nostra attenzione per farci vedere quanto era bravo!!! Meno male che è affetto da manie di protagonismo il ballerino… così che ci siamo potuti tuffare su di lui e riacciuffarlo prima che venisse portato in cima a via Arequipa dal primo taxi di passaggio, anche se bisogna ammettere che prima che lui fosse in reale pericolo, un agente di sicurezza (uno di quelli presenti ad ogni angolo, negozio, ingresso, palazzo) lo aveva già raggiunto e riacciuffato.

Paure

Anniversario

Per chi non lo sapesse, l’8 dicembre, non è solo l’anniversario della morte di John Lennon (come dice un mio amico : in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono), ma è anche il nostro anniversario di matrimonio ed un mese che siamo qua.

Il  nostro tredicesimo anniversario è arrivato durante questa bellissima “vacanza adottiva” e, pur soffrendo della mancanza della nostra adorata Jo, abbiamo approfittato del clima, della location, del panorama … e del cambio vantaggioso con la moneta locale  😀 .

Dopo la solita mattinata limena, avvolta dalla coltre di garua, umida e grigia, usciti di chiesa, nella quale abbiamo tentato di comprendere una Messa in castigliano-incaico, ci siamo ritrovati immersi nel sole tropicale!

Che bella giornata stava uscendo fuori! Pur non avendo in programma chissà quali gite, avevamo pensato di andare a fare un pranzo di lusso … e visto la piega che aveva preso il tempo, perché non andare in riva all’oceano … anzi … nel bel mezzo delle onde?

Siamo partiti con un mezzo passo  falso … abbiamo preso un taxi che non era proprio un taxi … sembrava più una macchina dove l’autista applicasse e togliesse la scritta taxi dal parabrezza solo alla bisogna.

E un paio di gringos con figli cholos, passeggino sottodimensionato e zaino stracolmo posso garantire che è una bella bisogna … comunque 10 soles sono sempre solo 10 soles, un prezzo più o meno standard … tra la festa e il fatto che la “Rosa Nautica” non è facilmente raggiungibile a piedi, va bene così.

La “Rosa Nautica” è un ristorante piuttosto famoso, visibile praticamente da ogni punto della costa. E’ anche l’unico locale presente lungo le decine di chilometri di costa limena, ed è sospeso su un pontile che si inoltra per un centinaio di metri sull’acqua.
Tutto intorno si possono osservare surf e parapendio, due sport estremamente di moda e molto praticati.

Il panorama è suggestivo, l’oceano, l’imponenza della costa, lo svettare dei grattacieli e la posizione centrale del ristorante fanno da cornice ad un servizio molto ricercato. Ci sono i camerieri che riportano il pane, quelli che portano l’acqua, quelli che ti fanno scegliere il vino, quelli che ordinano, quelli che accompagnano ai tavoli e (eccessivo) quelli che ti aprono la porta del bagno (e ti aspettano fuori dell’uscio per darti la carta per asciugarti le mani).

I nostri pargoli hanno affrontato il ristorante “di lusso” con uno stile tutto loro, Maria che si atteggiava a signorina, senza riuscirci molto, tentando di magiare il suo pesce senza farlo toccare con le patate e le verdure che aveva nel piatto; Samuèl che voleva lavarsi le mani nel bicchiere e che è riuscito a tirarsi il riso ovunque, l’ho ritrovato anche dentro il pannolino! Siamo comunque riusciti a goderci il pranzo, nonostante i diversivi offerti dal nostro staff privato di animazione.

Terminato il pranzo, ci siamo spostati al centro commerciale Larcomar, dove è possibile trovare giochi per bambini e una chicha morada fresca … oppure un buon caffè  😯

E’ stata una bella giornata, rilassante e distensiva, certo 13 anni fa neanche ci sognavamo di passare un anniversario così! Credo che un’avventura del genere non fosse prevista nemmeno nei nostri sogni più rosei … e invece … il Signore ha fatto meraviglie!

I prossimi giorni saranno decisamente più intensi e frenetici, ricominceranno le code e le corse agli uffici, per vedere se le prossime ricorrenze le passeremo a casa; ma certo li affronteremo con il sorriso sulle labbra e il cuore pieno di gioia pensando alla nostra “piccina” che a fine giornata, nascosta in vasca con Samuèl, gli canta Cavallino arrì arrò e lui che ride a crepapelle al momento di fare la boccaccia!!!

Juego de agua – bis

Finalmente ieri, dopo due tentativi falliti con altrettanti allucinanti viaggi attraverso la città, siamo riusciti ad entrare al parco de la reserva per vedere los juego de agua.

Questo parco lo avevamo già visto in occasione del viaggio per Maria Pilar, ci era piaciuto molto e quindi abbiamo deciso di tonarci. In realtà una parte del parco in questo momento è chiuso per mantenimento e anche quello visitabile non ci è sembrato proprio proprio tenuto bene, ce lo ricordavamo in condizioni migliori; ma giocare con l’acqua ha sempre un fascino tutto suo e grandi e piccini si sono lasciati coinvolgere da schizzi, spruzzi e giochi di luce. Le fontane più grandi cambiano i loro giochi di spruzzi, ci si può stare vicino e farsi bagnare dalle goccioline portate dal vento, ma sostanzialmente sono solo da guardare; mentre ce ne sono altre dove ci si può camminare attraverso e sono pensate proprio per far giocare le persone.

MaPi con l’acqua è sempre a suo agio, quindi ha cominciato a giocare appena ha capito che si poteva mettere le mani nell’acqua; invece Samuèl è più sospettoso, spesso dimostra di avere timore di quello che lo circonda, nelle situazioni nuove va rassicurato ancora molto, poi però quando prende il via … e chi lo ferma più!

Alla prima fontana, dopo pochi minuti, i ragazzi erano già fradici, e siccome questa primavera limena non è proprio calda come ce la aspettavamo (considerate che stasera, dopo essersi congelati ad un aperitivo sull’oceano, hanno tutti apprezzato “minestrina calda” per cena!) è stato subito necessario un cambio d’abito per cercare di evitare di pasteggiare ad augmentin per le prossime settimane …

Stavolta niente Marylin Morada, anche se avevamo comprato il vestito adatto c’è mancata la presa dell’aria per farlo volare. Per Chiara e Silvia : credo che la foto di Samuèl tutto bagnato che gioca con l’acqua stia benissimo sulla vostra parete, vicino a quella di MaPi che si fa asciugare il vestito!

Per la cronaca tranquilli, a oggi niente raffreddore per nessuno!!!

Juego de agua

« Finalmente oggi babbo e mamma sono riusciti a portarci al parco delle fontane quando era aperto! Mi è piaciuto molto e ho anche fatto un disegno per Giovanna. Anche Samuèl si è divertito. »

– Mapi –

Juego de agua
Juego de agua

Mapi e Mlel

Chi è Mlel? E’ Samuèl che ancora non ha imparato a dire metà del suo nome  😀  però sa già come divertirsi …

Un po’ di Samuèl

Niente di ché, solo un po’ di foto del niño e un paio di video da tenere … per essere odiati in futuro, quando capirà …

Para llevar

Stamani, visto che il sole inspiegabilmente si è fatto vedere piuttosto presto, abbiamo deciso di andare al parco de la reserva in Lima Centro per vedere los juego de agua; posto che avevamo già visitato con Maria e che ci era proprio piaciuto.

Ma dato che in questo viaggio non siamo fortunati con gli orari di apertura dei parchi… indovinate un po’… era chiuso!!! Apre solo di pomeriggio, da mercoledì a domenica (lo dico casomai qualcuno volesse farci una capatina), quindi siamo stati costretti a cambiare programmi.

Visto che eravamo in centro (si fa per dire) Immagineabbiamo preso un altro taxi e siamo andati in Pueblo Libre, la municipalità dove si trovava l’hogar di Maria e l’abbiamo portata a vedere la sua ex-casa, così abbiamo potuto parlare un po’ con lei di cosa sta succedendo adesso con Samuel e di cosa era successo con lei 5 anni fa. Ovviamente lei prima ha dato a vedere che neanche ci stava ascoltano e poi, dopo, a trabocchetto, ha fatto le  sue domande per vedere se eravamo veramente preparati, tranquilli, credo che abbiamo passato l’esame.

Per concludere l’escursione degnamente siamo stati a pranzo nel ristorante dove andavamo nei giorni di visita a Maria, il Bolivarian, dove, chiedendo una porzione intera di chicharron de pollo (bocconcini di pollo ritto con patatine, yucca e salsa n.d.r.) con dos platos para compartir por los niños ti portano due porzioni intere al prezzo di una (chissà forse devo migliorare il mio spagnolo!).

Allora ho dovuto sfoderare la mia frase preferita in un ristorante peruviano: para llevar! Sì perché quello che non consumi te lo porti a casa, qualcuno lo ha cucinato, tu lo hai pagato, perché sprecarlo?! E’ una cosa che abbiamo già fatto altre volte e lo abbiamo visto fare in tutti i tipi di ristoranti, più e meno eleganti e da qualunque tipologia di avventore, è proprio cultura. Le porzioni ai ristoranti sono sempre abbondantissime, non esiste il concetto di antipasto o portata principale, tutto quello che ti portano strabocca dal piatto, quindi per quale motivo buttarlo?

Quindi domani avanzi di pollo fritto e pasta con i broccoli di stasera e una tonnellata di riso di ieri … se qualcuno vuole venire questo è il menù!

I mille volti del Perù

A noi possono sembrare buffi, talvolta dismorfici, ma sono l’anima di un paese che cresce e si sviluppa ad un ritmo cinque volte superiore al nostro. I peruviani sono un popolo che nasce multietnico, la sua storia non è costellata di guerre come quella europea (anche se a ben vedere con Cile ed Equador c’è sempre la scusa buona per guardarsi storto) e la sua capacità di sviluppo proviene da una autorità centrale che in spesso interviene e gestisce molti piccoli aspetti della vita quotidiana.
Ad esempio il numero di poliziotti sembra fuori misura, poi ci si rende conto che in realtà sembrano più custodi dei luoghi, che veri e propri “avvoltoi”, come a volte possono sembrare i nostri vigili urbani (ciao vigili  😉 ) .
Ogni categoria di lavoratore ci tiene ad avere un codice identificativo nell’abbigliamento e nel modo di svolgere il suo compito. Dai lustrascarpe (preziosissimi in luoghi polverosi come questo), agli addetti degli uffici pubblici, ai venditori di gelato tutti hanno una divisa. Impeccabile.
Nonostante, come ho detto, che sembri che ci sia un intervento pesante dello stato a qualunque livello di ogni attività, non mi è sembrato di individuare un assistenzialismo sfrenato e neppure mi è parso di vedere una ingerenza eccessiva.

Certo il Perù deve fare ancora molto, soprattutto a livello di welfare : la sanità pubblica lascia piuttosto a desiderare, la sicurezza sul lavoro è al livello dei nostri anni 60 e le infrastrutture per i trasporti … beh, menomale che c’è l’aereo.
Però sono cose sulle quali stanno lavorando, non dimentichiamoci che il Perù ha una supeficie che è 4 volte l’Italia e la metà della popolazione.
Inoltre tale popolazione è per metà nelle prime 5 città, il resto è sparso tra i deserti e la cordigliera delle Ande.
Con un sistema di collegamenti decisamente insufficiente, è ovvio che girandolo si incontrano tutte le realtà possibili.
Da quella dove ci ritroviamo a vivere, qui a Miraflores, nel centro ricco e moderno di Lima, fino alle situazione dei villaggi nella valle del Colca, esplorata solo nel secolo scorso, dove esistono tuttora sacche di analfabetismo.

Quello che promette bene è il fermento, è la libera iniziativa che viene premiata, qui si vedono cantieri ovunque, lavori in corso ad ogni angolo.
Da cinque anni fa a oggi ci sono zone del centro della città che non si riconoscono, grattacieli nati ovunque, centri commerciali, aree verdi, nuove strade e nuove ferrovie.
Mentre ad esempio il sistema dei trasporti pubblici è rimasto fermo al palo. Il caos del traffico è aumentato (anche grazie alla convinzione di ogni buon autista peruviano, secondo la quale, la precedenza ce l’ha LUI).
Non esiste , ancora, il concetto di trasporto metropolitano se non quello espresso dai piccoli padroncini che, in possesso di piccoli e grandi autobus, ogni giorno attraversano la città, fermandosi a richiesta (pochi millesimi di secondo) ovunque e gridando la loro destinazione da un finestrino.
Sono mezzi di trasporto dotati di “assistenza alla salita e alla discesa”, il che significa che, moneta alla mano, qualcuno ti tira dentro, se l’autista non ti schiaccia, e la stessa persona ti spinge fuori quando chiedi di scendere. Las combis … li chiamano.
La nostra referente qui in Perù ci ha dato il permesso di fare praticamente tutto, tranne cercare di prendere uno di quelli 😀

Il Perù ha mille volti, quelli dei deserti, quelli delle città, quelli dei giovani e quelli degli anziani, in ognuno però, e vi giuro che non li ho selezionati, ho potuto leggere tante cose, ma non sconforto o rassegnazione, piuttosto determinazione e fierezza.

10 mila chilometri e sentirsi a casa

Come promesso, eccoci qua : a Lima … e su queste pagine  😉  .
Stamani mattina, prima delle 6, ora locale, siamo atterrati. Il viaggio è stato piuttosto confortevole, anche se inevitabilmente lungo.
Siamo arrivati pure con un’ora di anticipo in un sonnacchioso e deserto aeroporto che sembrava aspettare il nostro sbarco per svegliarsi.
La nostra referente ci ha raggiunti appena siamo usciti dalla dogana e, subito dopo aver comprato i biglietti per raggiungere (domani) Arequipa, abbiamo rivisto la città che ha dato i natali a MaPi.

20141109_075612Già ad una prima occhiata si nota che 5 anni, da un punto di vista atmosferico, non hanno sortito cambiamenti. La garua fa sempre da padrona mangiandosi ogni tipo di orizzonte, anche se poi, nella mattinata, il tempo è migliorato, offrendoci i panorami che conoscevamo.

20141109_122239

20141109_121825

Ma non sono questi i luoghi che abbiamo avuto fretta di visitare : fin da poco prima di atterrare, l’alba che ha “inseguito” il nostro aereo ed ha illuminato il nostro atterraggio, dopo un viaggio completamente notturno, ci ha emozionato e commosso.
Abbiamo subito realizzato che avremmo avuto davanti una giornata intera per fare quattro passi in alcuni luoghi speciali. Così, dopo aver fatto una bella doccia in albergo, siamo scesi a contrattare passaggi con i tassisti per raggiungere parco Kennedy a Miraflores, il parco dove abbiamo passato tantissimo tempo con MaPi.

20141109_11532620141109_11550220141109_115640 20141109_115634 20141109_115622

E visto che è pure domenica, come possiamo rinunciare alla messa nella Chiesa di Nostra Signora dalle Mani di Forbice? (passatemi la battuta, conoscete la mia devozione alla Madonna, ma questa statua, non si può guardare …)

20141109_115000

Abbiamo pranzato in un ristorante sulla passeggiata di Miraflores dove avevamo mangiato anche con Eugenia nel 2009 e poi mi sono fatto affascinare di nuovo dai ragazzi del parapendio :

20141109_122303

Solo che stavolta, quello che non mi ha affascinato è stato il prezzo : 240 soles (80 dollari) per 10 minuti … quando non era legale e si contrattava ero riuscito a fare quasi mezz’ora con 30 dollari … vabbè.

E’ incredibile come ci siamo sentiti a casa così lontani da casa, come ogni angolo ci procurasse un ricordo vivido, un negozio, un palazzo, tutto è come era con MaPi. Ad ogni incrocio, tornando in albergo con un taxi (dopo aver tirato sul prezzo perché secondo il tassista il tratto era lungo, secondo me era breve) era possibile rammentare con Laura un episodio.
Ci sentiamo così a casa tanto che ad un certo punto del tragitto, per non allungare troppo la strada, mi sono permesso di dare indicazioni al tassista, che prima mi ha guardato come un alieno, colpito dal mio idioma tosco-ispanico, poi mi ha assecondato … ma forse solo perché anche in Perù, ai matti, dicono sempre di sì.

Adesso buona notte, qui sono solo le dieci, ma avendo ancora addosso il fuso nostrano, mi sento abbastanza a pezzi (visto che in Italia sono le 4 del mattino). Domani alle 8.30 saremo al dipartimento peruviano che si occupa delle adozioni (D.G.A.) e nel tardo pomeriggio decolleremo per Arequipa … cioè per un’altra città che ha tutti i titoli per diventare una nuova casa.

Videobriefing

Sarà tutto pronto? Pianificato? Preparato? Previsto? Entriamo in casa Fiani e sbirciamo un po’ … sembra che non tutti i desideri saranno soddisfatti …

L’appuntamento

Son “solo” du’ settimane che siamo stati informati della tua esistenza, poco più di dieci giorni che siamo ufficialmente in ballo … ma lasciamelo dire però, Samu, #unnepossopiù

Gl’è tutto un fare finta che siamo calmi e tranquilli. All’inizio ci credevo anche, bada bene, sull’onda dell’emozione iniziale era tutto, al solito, più color pastello. Era tutto un #noiveterani – #stavoltasiparteprima – #concalmaeperbene …

Secondo i miei conti all’inizio, praticamente, si doveva già essere lì, facevo l’accondiscendente con chi mi diceva altro, ma dentro pensavo #tuvvedrai.

 Maremma diavola invece, anche stamani era tutto un chiedere, da parte della gente : #maquandoparti?

#eqquandoparto…  #eqquandolosotelodiho!

Dice … #maqquandolosai?

AAAAARRRGGHHHH!!!

In buona sostanza, ancora non sappiamo quando partiremo e non sapremo quando lo sapremo anche perché se sapessimo quando lo sapremo saremmo in grado si sapere quando partiremo, almeno in linea teorica.

In sintesi : “se lo sapremmo, partiremmo”.

Speriamo di avere presto questa benedetta data di appuntamento al ministero, perché ora si incomincia a sclerare.

W #lappuntamento!!